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Le cave negli iblei 

Percorsi nella natura e nella cultura degli insediamenti umani. CAVA GISANA

Caratteristica del territorio ibleo sono le valli fluviali di roccia calcarea che incidono l’altopiano creando ambienti naturalmente protetti, quali le Cave. Esse rappresentano un grande patrimonio ambientale e paesaggistico talvolta sconosciuto e trascurato, probabilmente perché meno accessibile rispetto ad altri ambienti abitati o facili da raggiungere. Rappresentano un grande laboratorio a cielo aperto, per la formazione scientifica, naturalistica, ecologica ed ambientale, ma sono anche storia e cultura per la varietà e la molteplicità dei modi con cui l’uomo si è adattato ad esse e ne ha utilizzato le risorse. Pensiamo di iniziare a parlare di questi siti partendo dalla CAVA GISANA di Modica. Questo è un sito archeologico-naturalistico che evidenzia la presenza di necropoli e di macchia mediterranea con notevole interesse botanico. La cava della Gisana, incassata in un affascinante canyon a pareti subverticali, è stata formata dall’azione corrosiva delle acque piovane che nel corso dei millenni hanno attraversato la contrada “Forte” scendendo verso “Pietrebianche” per proseguire nella cava di Giarrusso e fino a sboccare nella contrada “Regiglione” a Marina di Modica ove si forma una zona acquitrinosa che alimenta il laghetto. Le ripetute piene che hanno pulito l’alveo del torrente, protetto da una vegetazione spontanea tipica della macchia mediterranea, e l’azione di manutenzione effettuata da alcun i volontari hanno creato i presupposti per una facile percorribilità del percorso e per una sua visita. Le peculiari caratteristiche geologiche e climatiche della zona, la varietà del suolo, la particolare posizione, hanno determinato lo sviluppo di una ricchissima e variegata vegetazione. Si contano circa 600 specie diverse di flora, tra cui 60 di alberi e 7 specie di querce. In questa cava abbonda la vegetazione acquatica del greto fluviale, con platani e salici ed un ricco sottobosco della macchia mediterranea. Sono anche presenti alcune specie di orchidee. A livello superiore sono presenti le leccite, con l’euforbia, il lentisco e le piante aromatiche. Ricco risulta essere il patrimonio faunistico con gheppi, poiane, falchi, rapaci notturni, coturnici, volpi, donnole, istrici e rettili di piccole e medie dimensioni. Singolarità e fascino di questa cava si colgono anche nelle evidenti tracce della presenza dell’uomo nel corso della storia. Dall’età del bronzo fino al Medioevo, dai più antichi popoli autoctoni agli eremiti Arabi e fino ai briganti di epoche più recenti, tutti attratti dalla presenza dell’acqua e dall’accessibilità della pietra calcarea. Durante l’ultima guerra le numerose grotte situate nelle due sponde della cava e collegate da un ponte di legno, da decenni non più percorribile, hanno dato rifugio agli abitanti della zona ponendoli al riparo dai bombardamenti. Nel dopoguerra alcune grotte venivano utilizzate quali rifugi rurali, vere e proprie abitazioni scavate nella roccia. Molte di esse hanno ospitato greggi di ovini e caprini portati al pascolo nel periodo estivo. Singolari, poi, sono quelle grotte che fino ai tempi recenti hanno dato ospitalità a sciami di api che sapientemente sfruttati hanno prodotto del miele di grande qualità. Cava Gisana è raggiungibile percorrendo la Provinciale n.43, la Modica mare per Marina di Modica, immettendosi all’altezza del distributore Agip a sinistra. Da qui si procede verso la contrada Giarrusso-Pietrebianche fino a giungere nella valle che segna la confluenza della Cava Gisana e della cava Giarrusso. Ed è qui che a 110 metri dal livello del mare inizia Cava Gisana per un’estensione di 53 ettari in circa 7 chilometri. Partendo da Pietrebianche ci si immette in un canyon di indescrivibile bellezza, percorrendo il lavinario si attraversano le contrade Liccio-Gisana-Gisarella-Cella per uscire a Villa Gisana, già dimora estiva di Ferdinando II. Far conoscere questi contesti così importanti e belli , per promuoverne una fruizione consapevole e attenta, è un modo per sottrarli all’abbandono, al degrado, all’incuria e alla devastazione. Conoscere,poi, in modo diretto e in condizioni di sicurezza, questi territori, visitando luoghi e percorrendo sentieri, è senz’altro un modo per promuovere e sollecitare la formazione e la curiosità dei giovani motivandoli all’apprendimento consapevole.

Per chi ha interesse a saperne di più può consultare il sito www.ingegnicultura.it o contattare l’indirizzo cultura@ingegnicultura.it

Autore: Mario Incatasciato 

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